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La mail è cambiataaaa:   cicaletta@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io penso a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: " Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina! ". E il dottore gli dice: " Perchè non lo interna? ". E quello risponde: " E poi a me le uova chi me le fa? ". Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso dei rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali e pazzi e assurdi...ma credo che continuino perchè la maggior parte di noi ha bisogno di uova...

Woody Allen in " Io e Annie"

 

 

Può essere che l'amore non faccia girare il mondo, però devo ammettere che fà sì che il viaggio valga la pena.

SU GIOIA E DOLORE

Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.
   E lui rispose:
   La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
   E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso, è stato sovente colmo di lacrime.
   E come può essere altrimenti?
   Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
   La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
   E il liuto che rasserena il vostro spirito non è forse lo stesso legno scavato dal coltello?
   Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
   E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
   Alcuni di voi dicono: "La gioia è più grande del dolore", e altri dicono: "No, è più grande il dolore".
   Ma io vi dico che sono inseparabili.
   Giungono insieme, e se l'una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto.

   In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
   Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
   Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento, così la vostra gioia e il vostro dolore dovranno sollevarsi oppure ricadere.

           Kahlil Gibran

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi.


 

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24 ottobre 2005


Chissà se il caso è la trappola o la mano che la riceve?

Jeannette Winterson "Powerbook"




permalink | inviato da il 24/10/2005 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 marzo 2005

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Aveva sentito dire che l'amore ti cadeva addosso così. Come la musica, improvviso come una mano che ti strizzasse il cuore. Nessun passato, nessuna scelta, solo la mano che ti strizzava finchè non ti arrendevi. Non avevi respiro, nè riposo, finchè non ti arrendevi. Come se, vedendo Noè e l'Arca e in mezzo il mare in tempesta, profondo e imperscrutabile, ti arrendessi e scegliessi il mare. L'amore è così.

AFFOGARSI, di Michael Blumlein.

P.S. Molto molto lavoro, non ho il tempo di postare.




permalink | inviato da il 23/3/2005 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

21 febbraio 2005

Perchè stupirsi?

Secondo la legge dei grandi numeri dovremmo sorprenderci solo se qualcosa di strano accadesse a tutti gli abitanti della terra nello stesso momento. Poichè io ho solo un punto di osservazione, devo presumere che qualunque evento improbabile mi stia accadendo, non sta accadendo a tutti gli altri del pianeta. Perciò, poichè le probabilità che ciò accada sono più di una su sei miliardi, la probabilità che accada a qualcuno è quasi del cento per cento, quindi cosa c'è di sorprendente in un evento che ha il cento per cento di probabilità di avvenire realmente?

A. Fawer, "Improbable"




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13 dicembre 2004

Mi limito a citare...

Quando il male nasce in casa
di MICHELE SERRA

IL TEMPO, a volte, è galantuomo in tempi brevissimi. A uccidere Giuseppe Maver, il povero benzinaio di Lecco freddato per pochi spiccioli, non sono stati feroci immigrati né camorristi in trasferta. Se volessimo adottare lo stesso, gretto criterio etnico ahimè troppe volte udito negli ultimi anni, dovremmo dire che sono stati "due ragazzi del Nord", nati e cresciuti a pochi chilometri da quella pompa di benzina. Per mantenere un minimo di decenza intellettuale, e di rispetto per il dolore, non lo diciamo. Diciamo che sono stati due giovanissimi disgraziati del posto, identici a tanti altri sbandati di ogni latitudine e di ogni epoca, alla ricerca di quattrini facili. Un diciottenne e un diciassettenne, che si sono rovinati la vita e soprattutto l'hanno tolta a una persona onesta e innocente, uno dei tanti italiani che associano l'idea del denaro a quella del lavoro, della fatica e del rispetto.

Ora quella famosa frase del ministro Calderoli, "guai a chi tocca un lombardo", andrebbe magari estesa, per renderla meno detestabile, anche a questi due sciagurati, omicidi per insipienza, uno dei quali, dopo il delitto, è tornato a casa a giocare a play-station, forse per sognarsi altrove. Persone così giovani, e così compromesse, che non dovrebbe essere difficile, nei loro confronti, mutare il disprezzo e l'impulso di vendetta nella severità senza odio che una società ricca dovrebbe pur consentirsi, sempre che il benessere non serva solo a moltiplicare i Bancomat e blindare la porta di casa.

Quanto alla famosa "taglia" emessa dallo stesso Calderoli, non si sa a quale titolo, adesso il ministro la rivendica come "provocazione" utile ad accelerare le indagini. Ognuno si accontenta di quel che può e di quel che sa. I fatti dicono che la cosiddetta "linea Pisanu" (che dovrebbero essere, poi, la normalissima via della legge, quando la legge funziona) ha portato in breve tempo a identificare i due maldestri assassini, smontando un "caso" che aveva assunto i toni pazzeschi della profanazione razziale e territoriale ("non si toccano i lombardi") e che è servito, visti gli esiti, se non altro a smontare i pregiudizi e l'aggressività di chi colloca "il male" sempre e solo fuori da sé, altrove, lontano, come un'infezione aliena.

Parole di saggezza sono venute dal vescovo del luogo (lombardo? Varrà anche per il clero, questo sciocco e pericoloso gioco razzista?), che ha ricollocato "il male" laddove il male abita, cioè un po' ovunque, e ovviamente anche nel Nord che i suoi mali, dai serial-killer ai terroristi alla criminalità economica ai disonesti "normali", dovrebbe saperli riconoscere, a meno di distruggere tutti gli specchi della pianura padana. Non ci si ricorda più come e quando sia cominciata questa penosissima deriva sub-provinciale, xenofoba e claustrofobica, che ha introdotto violentemente nel paesaggio psicologico e politico del nostro Paese categorie etniche prima solo vagamente presenti nel folklore, nei costumi, o nello scherzo di campanile. E oggi divenute consolidati discrimini, archetipi di mai udite identità "nazionali", e soprattutto pretesti metodici per scaricare ogni colpa, ogni sospetto, ogni veleno sulle spalle dell'"altro", dell'invasore, del profittatore venuto da fuori le mura, del subdolo "mondialismo" che infetta la purezza nativa.

Questa tristissima vicenda, al di là del dolore per chi è morto così ingiustamente, e della desolazione per il destino dei due assassini e delle loro sfortunate famiglie, dovrebbe insegnare prudenza e tolleranza a chi soffia sul fuoco del conflitto territoriale. E magari, essendo il ministro Pisanu membro autorevole di questo governo e di questo Stato, dovrebbe suggerire toni molto differenti al nostro premier quando comizia - come ha fatto l'altro giorno in Veneto - contro lo Stato oppressore dei cittadini. (Incredibile spettacolo, uno statista che svillaneggia il suo datore di lavoro). Ma è bene restare pessimisti: neanche questa vicenda, pur così eloquente, servirà a molto. Uno dei due rapinatori, pur essendo nato e cresciuto in piena Padania, è di origini calabresi. E tanto basta, vedrete, perché la convinzione perniciosa che il male sia roba di importazione rimanga ben radicata nell'animo di chi l'ha voluta e saputa diffondere, come un veleno.




permalink | inviato da il 13/12/2004 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 dicembre 2004

Letto da poco

"Ho imparato che per essere felici bisogna essere stati molto infelici. Senza apprendistato del dolore, la felicità non è solida. L'amore che dura tre anni è quello che non si è inerpicato sulle montagne o non ha ferquentato i bassifondi, quello che è caduto dal cielo bell'e pronto. l'amore dura soltanto se ne conosciamo il prezzo, e conviene pagare in anticipo, sennò si rischia di saldare il conto a posteriori. Non siamo stati preparati alla felicità perchè non siamo stati abituati all'infelicità. Bisogna sapere chi siamo e chi si ama. Bisogna essere compiuti per vivere una storia incompiuta."




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6 maggio 2004

Montalbano sono

Ogni tanto, nel grigiore burocratico che imperversa nelle Amministrazioni, c'è un qualche Ente, una qualche piccola Amministrazione che decide che si possono rispettare i regolamenti con un tocco di originalità...

Come questo documento che ho tra le mani, in cui citano Camilleri:

"La burocrazia, riflettè il commissario, è un labirinto dintra al quale giacciono le ossa imbiancate di milioni di pratiche che hanno avuto la possibilità di niscìrinni fora. Appena cadute per mancanza di spinta, le pratiche vengono assugliate da migliaia di sorci affamati che se le divorano. Quei sorci che qualche volta aveva intravisto passare velocemente a branchi nei sotterranei gremiti di carpette di qualche Palazzo di Giustizia. Rarissimamente, e per ragioni del tutto inspiegabili, una pratica su diecimila srrinisciva a percorrere il labirinto con la velocità di un centometrista olimpionico e arrivava a destinazione."

A. Camilleri, La paura di Montalbano




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3 maggio 2004

Poesia

Non ci posso fare niente, su certe cose sono veramente una zappa...la poesia? In genere è per me un'arte decisamente sconosciuta, al di là della mia portata. Ma d'altronde, non può essere colpa mia se non la capisco, no? Però queste due mi piacciono, mi piacciono terribilmente...

Come ti amo?

 Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l’anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell’amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, - ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! - e,
se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.

E se mi devi amare per null’altro sia

E se mi devi amare per null’altro sia
che per amore. Non dire "L’amo per il
suo sorriso, il suo sguardo, il modo
gentile di parlare, per le sue idee
che si accordano alle mie e che un giorno
mi resero sereno". Queste cose possono
Amato, in sé mutare o mutare per te.
Così fatto un amore può disfarsi.
E ancora non amarmi per la pietà che
le mie guance asciuga. Può scordare
il pianto chi ebbe a lungo il tuo
conforto, e perdere così il tuo amore.
Ma amami solo per amore dell’amore,
che cresca in te, in un’eternità d’amore!

Elizabeth Barret Browning




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13 febbraio 2004

Generazione X

Questo libro sarà la mia Bibbia, ho deciso. La mia amica M. me ne ha mandato qualche brano, dato che anche lei sta in fase skazzo da lavoro senza prospettive, ed ho deciso che quel libro sarà la mia nuova Bibbia.

Mc Job: "impiego a paga irrisoria, basso prestigio, bassa dignità, bassa realizzazione e senza futuro, in genere nel settore dei servizi. Considerato una scelta professionale soddisfacente da persone che non ne hanno avute mai."

recinto da ingrasso: "postazione di lavoro piccola ed angusta costruita con pannelli rivestiti in stoffa, abitata in genere da un membro del personale impiegatizio. Così denominata a ricordo dei cubicoli usati per il bestiame prima della macellazione." ....come chiamare altrimenti gli open space?




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16 gennaio 2004

Polemica la frase?

Una volta nel gregge è inutile che abbai: scodinzola!

                  -Anton Cechov-




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13 gennaio 2004

Poesia

Sempre affermato, e a ragione, di non amare la poesia perchè non la capisco...che ci posso fare? Stranamente, però, questa è chiara, mi piace e colgo pure il messaggio...wow!

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet




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